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	<title>Hotel Esistenza</title>
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	<description>Divulgazione da divano e appunti su frigorifero</description>
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		<title>La festa di compleanno ai tempi di ruby</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 19:10:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La festa di compleanno per i tre anni di Annarella la mamma l&#8217;ha organizzata allo Ytoys. Lo Ytoys sta di fronte alla fontana della piazza principale. dentro a un portone. C ha un corridoio stretto e lungo coi tappeti scadenti e ammuffiti. ai lati vetrine con dentro le barbie i cicciobello e le macchine telecomandate. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La festa di compleanno per i tre anni di Annarella la mamma l&#8217;ha organizzata allo Ytoys. Lo Ytoys sta di fronte alla fontana della piazza principale. dentro a un portone. C ha un corridoio stretto e lungo coi tappeti scadenti e ammuffiti. ai lati vetrine con dentro le barbie i cicciobello e le macchine telecomandate. poi ci sono i videogiochi. poi ci sta il bar con le patatine che traboccano i cornetti e le bibite gassate. e&#8217;tutto molto scuro tutto polveroso. un&#8217;altra madre mi ha chiesto di controllare il proprio figlio mentre andava a spostare la macchina, che c&#8217;erano i vigili in giro. c era anche un&#8217;animatrice alla festa di annarella. era sgraziata e per la maggior parte del tempo prendeva a calci il teletubbies &#8216;lala&#8217;, un metro e ottanta di peluche polveroso. ha organizzato un bel girotondo attorno a un tavolo da biliardo dove alcuni cinquantenni giocavano con la sigaretta in bocca e le catene d&#8217;oro al collo. poi i bambini sono andati a giocare nella casa delle palline. una struttura a tre piani dove una volta entrati non si sapeva piu niente del proprio figlio. si aspettava speranzosi di vederlo uscire prima o poi. verso le sei ce ne siamo andati. alle nove mi hanno chiamata. volevano il numero della mamma di giuseppe, che ancora non era ritornata dal parcheggio della macchina.  </p>
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		<title>Il leone.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 13:14:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pioveva sabbia e cadeva terra. Tutto diventava fango. L&#8217;ultimo giorno della terra pareva, ore senza speranza, come vermi ci sentivamo tutti. Tra la fermata dell&#8217;Inps e Piazza del Plebiscito non ho visto nessuno che rideva. Nessuno che faceva una battuta scema, manco i camerieri dei bar. Era giornata dai pensieri tristi e a me che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pioveva sabbia e cadeva terra. Tutto diventava fango. L&#8217;ultimo giorno della terra pareva, ore senza speranza, come vermi ci sentivamo tutti. Tra la fermata dell&#8217;Inps e Piazza del Plebiscito non ho visto nessuno che rideva. Nessuno che faceva una battuta scema, manco i camerieri dei bar. Era giornata dai pensieri tristi e a me che i pensieri tristi mi venivamo pure quando c&#8217;era il sole, pure quando dove ti voltavi vedevi capri in lontananza, a me mi pareva che ero fatto di pezza.<br />
A Napoli sto mare consola troppo. Mi pare che uno scrittore una volta ha detto che Napoli continua ad avere il senso in questa apertura alare che abbraccia l&#8217;acqua, che se la stringe e se la porta a casa. Un affaccio continuo è questa città e noi stiamo sempre a guardare. Sempre questo facciamo, guardiamo.<br />
Non tenevo niente da fare quella mattina. Non tenevo un lavoro, non tenevo famiglia, non tenevo i figli. Non tenevo da accompagnare un amico, mia madre non mi aveva chiesto nemmeno di fare la spesa. Non tenevo voglia di passeggiare sul porto, non mi volevo bere nessun caffè. Mentre facevo l&#8217;elenco delle cose che non avevo voglia di fare, e siccome erano tante, ero arrivato sotto al San Carlo. Come stava mortificato con le impalcature addosso il San Carlo, coi mezzi sotto a piedi, coi motorini che gli urlavano in faccia, sto palazzo stava piegato dal dispiacere. Sto palazzo votato all&#8217;arte io l&#8217;ho visto che piangeva. Ve lo giuro su mia madre, ho visto il San Carlo che piangeva.<br />
Mi sono appoggiato alla statua che sta in questo salotto buono che è Piazza Plebiscito, dove la trovi sempre una sorsata di magnificienza. Lo spazio si allarga il cuore si fa regale, l&#8217;angustia dei vicoli è solo un ricordo raccontato. Ci sta il pianoforte del bar i gabbiani e ste colonne che ti sostengono il cuore. Poi stavo scomodo e ho pensato mo salgo un poco piu su, mi metto ncuoll o leon. Poi un altro pò. Si stava bene sulla testa del leone. Si stava alto. Il San Carlo dall&#8217;alto non faceva più pena. A destra ci stava il mare. Sentivo l&#8217;odore di un ristorante di sopra la salita. La gente mi pareva che ballava. Loro non sfottevano a me e io non sfottevo a loro. Solo qualcuno ogni tanto mi chiedeva perchè stavo qua sopra da due giorni e da due notti. Però io non rispondevo. Perchè ti pigliano per pazzo se spieghi quello che tutti sanno. Che sulla faccia della terra si sta male. Eppure ci vogliamo stare.</p>
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		<title>Qualcuno ci doveva avvertire</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 06:37:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giulia ha lavorato nell&#8217;ultimo anno in quattro uffici stampa. Lina invece è indecisa. Le hanno offerto un posto di ricercatrice dall&#8217;altra parte del mondo, vicino a una città che nessuno conosce nel cuore più depresso di un&#8217;America sterminata. Tiziana, dopo una breve esperienza da commessa, si avvia a fare un master in non si sa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giulia ha lavorato nell&#8217;ultimo anno in quattro uffici stampa. Lina invece è indecisa. Le hanno offerto un posto di ricercatrice dall&#8217;altra parte del mondo, vicino a una città che nessuno conosce nel cuore più depresso di un&#8217;America sterminata. Tiziana, dopo una breve esperienza da commessa, si avvia a fare un master in non si sa bene cosa dopo un dottorato sull&#8217;urbanistica post bellica di Belgrado. Dopo cinque anni il progetto sull&#8217;informazione libera che impegnava Roberto non verrà più finanziato. Gina, mentre era in nero, ha scritto di lavoro precario per quattro anni in un giornale comunista poi hanno assunto l&#8217;amica del direttore. Francesco pure se è ingegnere non si vuole muovere dalla sua città e allora si è messo sotto con un concorso per diplomati. La sua donna, dopo un fichissimo dottorato in antropologia, tenta la carta del corso concorso di formazione per un profilo professionale di cui ancora non ha compreso i contorni. Gennaro ha passato l&#8217;ultimo anno in giro per l&#8217;Italia a cercare un posto nell&#8217;Universita. Ovunque la stessa storia: passava lo scritto ma veniva bocciato all&#8217;orale. Nello per lavorare deve sottostare ai voleri dell&#8217;azienda che lo possono mandare anche per tre mesi di fila nel cuore dell&#8217;Asia senza aumentargli lo stipendio di mille euro e senza dargli il permesso di tornare nemmeno per il compleanno del figlio. Daniele è a Londra, Alessandro in Spagna. La sua fidanzata lo raggiungerà presto, giusto il tempo di licenziarsi dall&#8217;attuale impiego, 600 euro per nove ore al giorno, tutti i giorni. Simone che ama leggere e non cede ai compromessi insegna in un liceo privato per cinque euro al giorno. Marco è disoccupato da due anni, in cui ha partorito una cosa come una quarantina di progetti. Serena ha vinto un concorso al Ministero ma poi hanno congelato le graduatorie perché non ci sono soldi e hanno cominciato ad assumere dalle agenzie interinali. Manuele fa l&#8217;addetto stampa e soffre per lo stress da elezioni perchè deve sperare che l&#8217;elettorato gli riconfermi il posto. Matteo si finanzia i viaggi per scrivere i libri. Non ne può più di vendere i pezzi ai giornali che lo trattano nella stessa brutale maniera in cui vengono allontanati i venditori ambulanti di rose. Anna dopo aver lavorato sette anni all&#8217;Unicef è tornata in Italia per crescere la figlia assieme al marito. Ed è finita in un ente pubblico dove la utilizzano per rispondere alle associazioni dei consumatori.  </p>
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		<title>Il pullman delle 6 e 45.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:33:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mannaggia a Saviano. Mi ha rovinato la vita a me Saviano. 
Ogni mattina mi alzo presto alle sei e mezzo, massimo sette meno un quarto, sto già alla fermata del pullman. Stanno le solite facce, non sono più felici di me. Vanno a fare lavori che non gli piacciono e tornano a casa che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mannaggia a Saviano. Mi ha rovinato la vita a me Saviano. </p>
<p>Ogni mattina mi alzo presto alle sei e mezzo, massimo sette meno un quarto, sto già alla fermata del pullman. Stanno le solite facce, non sono più felici di me. Vanno a fare lavori che non gli piacciono e tornano a casa che è gia sera e tengono solo voglia di dormire. Però almeno tengono le ferie. Io no, non tengo ferie e non tengo malattia. E a Secondigliano ci devo andare tutti i santi giorni. E&#8217; questa la droga. Non tengo scelta.<br />
Siccome non voglio problemi ogni mese cerco pure di alzarmi i soldi per pagara l&#8217;abbonamento, sennò mi fanno storie e non me lo posso permettere di intossicarmi pure la mattina.<br />
Arrivati a Napoli scendo alla fermata più fetente, quella che sta sotto all&#8217;Inps. E&#8217;solo li che la vita inizia ad avere dei rumori, perchè nel pullman nessuno parla, manco stessero andando a un funerale. Io invece che ogni mattina vado al mio di funerale, io parlerei sempre. Tengo voglia di parlare, almeno all&#8217;andata.<br />
Quando trovo i miei colleghi l&#8217;argomento è uno solo: Saviano. Perchè a noi Saviano ci ha inguiati. Da quando è uscito il suo libro, <em>Camorra,</em>  a Secondigliano non si e&#8217;capito più niente. Prima eravamo i soliti. ci conoscevamo tutti. Ci pigliavamo persino il caffè insieme prima di andarci a comprare la roba. Mo è un putiferio. vengono da tutte le parti di Italia. Ci sta uno che da Bergamo viene ogni settimana. Certi dal Molise ogni due giorni. Per trovare la roba buona devi svegliarti all&#8217;alba, prima che l&#8217;ingegno di sti quattro stronzi addiventi un taglio dopo l&#8217;altro, fino a che poi ti vendono la fetenzia della fetenzia. E allora è capace pure che ti intronisci talmente che non riesci nemmeno a prendere il pullman delle cinque meno un quarto la sera. Che tra tutti gli autobùs è veramente il peggiore. Stamm 50 in piedi e 60 seduti. E nemmeno allora nessuno dice una parola. </p>
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		<title>poesia e lettera insieme</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:24:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Qua piove a scatafunno
 e stamattina due ore in una fetente di sita
 ieri sera bagno di folla per de luca al cinema alambra
 dicono i giornali
 a me mi interessa solo che stasera viene da me a mangiare la pizza daniela
 così parliamo dei fatti nostri
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Qua piove a scatafunno<br />
 e stamattina due ore in una fetente di sita<br />
 ieri sera bagno di folla per de luca al cinema alambra<br />
 dicono i giornali<br />
 a me mi interessa solo che stasera viene da me a mangiare la pizza daniela<br />
 così parliamo dei fatti nostri</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Last day in Ny.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:12:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I dragoni. La partita del Napoli. Orgoglio vegan.
 
Ho avuto il mio secondo capodanno proprio il giorno del mio compleanno. Compilo liste mentali di buoni propositi per tutto il tragitto che dal Village ci porta a Chinatown, passando per la bella e unn pò finta Soho e i locali coi nomi del sud di un piccolo pezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I dragoni. La partita del Napoli. Orgoglio vegan.</strong></p>
<p><strong><strong> </strong><img class="alignnone size-medium wp-image-28" title="__9_0017" src="http://www.hotelesistenza.com/wp-content/uploads/2010/02/9_0017-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></strong></p>
<p>Ho avuto il mio secondo capodanno proprio il giorno del mio compleanno. Compilo liste mentali di buoni propositi per tutto il tragitto che dal Village ci porta a Chinatown, passando per la bella e unn pò finta Soho e i locali coi nomi del sud di un piccolo pezzo di Little Italy. Arriviamo che stanno uscendo due dragoni si muovono ipnoticamente i bambini buttano coriandoli e indossano maschere indecifrabili tutte le famiglie col vestito buono ai confini delle strade mentre le scale antincendio augurano happy new yesr coi neon lampeggianti c&#8217;è confusione le strade bloccate al traffico sfrigolii di Cina nei ristoranti anatre appese a caramellare alla fine già che ci siamo scendiamo fino al ponte per mandare saluti e baci al quartiere di Williamsburg il posto del momento quello da cui vengono le band del momento (MGMT) quello dove domani ci sarà il concerto degli Editors e ieri c&#8217;è stato quello dei Gorillaz  professo  il mio amore per quel libro che mi è piaciuto così tanto, Follie di Brooklyn, e nomino Paul Auster mio marito per il resto del pomeriggio. </p>
<p>Al Nevada bar ci vanno tutti gli studenti stranieri un sacco di partite in contemporanea subito nasce la strana amicizia con gli spagnoli e brindiamo assieme al senso di monopolio e superiorità del mondo del calcio partorito per  unire i fratelli europei che per varie ragioni pascolano nella barbara terra del baseball ci sono le birre il tifo c&#8217;è un sacco di gente ci divertiamo siamo in una bella via persino i manifesti pubblicitari sono belli sono in bianco e nero è l&#8217;ultimo giorno giriamo già esuli torniamo sui passi che abbiamo amato di più il circolo scacchi vicino Washington square mangiamo vegan crocchette di soia in un locale gay attraversiamo la via di ogni mattina e il giornalaio mi riconosce dalle vetrine.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Terzo giorno a Ny.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:40:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La follia dell&#8217;acquisto. Peace and love a Central Park. Il concerto.
Ci mangiano vivi i desideri di sciarpe magliette cappelli quadretti entriamo usciamo nei pressi di Times Square un pò volgare un pò Rockfeller Center un pò Tiffany grande magazzino pareti marroni stand di ciondoletti e anellini quattro piani ragazze dell&#8217;interno che mercanteggiano i sogni poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La follia dell&#8217;acquisto. Peace and love a Central Park. Il concerto.</strong></p>
<p>Ci mangiano vivi i desideri di sciarpe magliette cappelli quadretti entriamo usciamo nei pressi di Times Square un pò volgare un pò Rockfeller Center un pò Tiffany grande magazzino pareti marroni stand di ciondoletti e anellini quattro piani ragazze dell&#8217;interno che mercanteggiano i sogni poi quel grande negozio di giocattoli quello dove Tom Cruise e Nicole Kidman fanno pace dopo l&#8217;incubo onirico di Kubrik i muppets qui non sono passati di moda e dei teletubbies non c&#8217;è nemmeno l&#8217;ombra (forse perchè sono inglesi) penso a camilla quando entro nel piano dedicato ai tutù a tutte le bambine principessa del mondo tramila diademi e venti tonalità diverse di tulle rosa</p>
<p>il consumo bulimico alla fine non regala gioia, ma spossatezza. credo c&#8217;entri l&#8217;europea matrice del senso di colpa, ma dopo che ho le tasche piene di cose inutili non me ne vado felice a sorseggiare un caffè. al massimo faccio un fioretto alla madonna no global, capelli corti e gonna comprata al mercato. ed è con questi pensieri che cerco assoluzione sotto il condominio del Dakota, che mi pare gotico e infelice. strawberry field. for ever. è da anni che vi canto. no war. make love. imagine. un sentiero ci porta al laghetto. le anatre in vacanze. tanti bambini con gli slittini. un sassofonista innevato. gli scoiattoli!. la città in lontananza.</p>
<p>dormo tre ore ogni pomeriggio. e tre ore ogni notte. ho trovato questo sistema per non lasciare il bioritmo di pippo bambino del sud italia. in fondo non è affatto scomodo. ed è ottimo per new york: ho sotto casa il french roast ristorante tutte lucette che mi offre la colazione alle quattro di mattina, posso andare a giocare a scacchi nel vicolo prima di washington square e un vogue me lo compro alle tre e trenta del mattino a due passi dalla porta del Lerchmont Hotel. La notte è un concerto di Terrah Reinolds, bevo un pò e mi commuovo a pensare quanto questa ventenne sta a proprio agio nella vita. Ride tutto il tempo e se la intende con tutti. Chiudiamo con un Manhattan. e poi con un Margarita. E poi con un French 75.</p>
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		<title>Secondo giorno a Ny.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 08:17:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il giorno del Moma. Del primo caffè per strada. Del sole negli occhi. 
E&#8217; prestissimo quando siamo in giro. Vicinissimi alla New York University. C&#8217;è un sole pulito, un sole da film. Studenti pochi ma tutti i padroni dei cani hanno il loro caffè in mano e cominciano ad alzarsi le saracinesce dei centri per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il giorno del Moma. Del primo caffè per strada. Del sole negli occhi. </strong></p>
<p>E&#8217; prestissimo quando siamo in giro. Vicinissimi alla New York University. C&#8217;è un sole pulito, un sole da film. Studenti pochi ma tutti i padroni dei cani hanno il loro caffè in mano e cominciano ad alzarsi le saracinesce dei centri per manicure. ce n&#8217;è uno ogni due abitanti. new york è bella? molto. però ho sempre il dubbio che sono gli occhi a farla tale. mi viene sempre da pensare che sia il nostro immaginario pieno del jazz di woody allen, dei cartoni di spider man delle cinque mila fiction che ci siamo visti nei pomeriggi dell&#8217;università a rendercela cara. è uno dei pochi viaggi in cui ti sembra di ritornare e non di arrivare. ti senti a casa, comodo nel tuo immaginario. e i giorni altro non sono che la ricerca del simbolo, si va a caccia di conferme. si mangia proiezione. </p>
<p>Broadway, quella dello shopping un pò cheap. Libreria grandissima, a terra assi di legno scomposte, poltrone sfondate, copertine di serigrafie a un dollaro. ci perdiamo lì dentro, io seguo una bellissima madre con un bellissimo figlio. giovani, tranquilli e coordinati. ma siamo già in ritardo. al moma ci aspetta la prenotazione on line. che bianco il moma. pieno di finestre su giardini innevati. ti fanno anche una foto e poi la proiettano all&#8217;ingresso. il concetto, va da sè,  è un pò il moma sei tu. al secondo piano entriamo nella bocca di un personaggio di tim burton ed è subito il suo mondo visionario e scomposto. il suo mondo tetramente dolce (mentre  quello reale si fa sempre più dolcemente tetro) è una danza di disegni e sculture di latta. la freccia di un cupido imbranato trapassa il cranio dei due innamorati che perdono sangue che disegna un cuore. c&#8217;è il signore con i chiodi negli occhi, c&#8217;è la giostra che gira attorno al cervello, la casetta con le luci a festa mentre il bambino ostrica uccide il genitore cattivo. gli studi per la sposa cadavere e umanissimi mostri. mi piace tanto una ragazza vestita da tirolese sexy con sotto la maglia i love ny. cerco di rubare l&#8217;areoplanino che un bambino lascia sulla poltrona dove ci sediamo a guardare il grande dinosauro di carta appeso al soffitto. ma il piccolo bastardo torna e rivuole lo scalpo da portare in dono a pippo, nel tentativo di rivisitare quello spot anni ottanta il cui senso era più o meno &#8220;se qualcuno ruba un fiore per te vuol dire che non fa altro che pensarti&#8221;.</p>
<p>al quinto piano c&#8217;è il bellissimo (e intimo) ristorante. pochi tavoli. amiche per la pelle di una certa età che prendono la loro insalata delle dodici. mi concentro per seguirne i discorsi, che vertono tutti piu o meno sul tema &#8220;ormai le case per le vacanze negli Hamptons bisogna prenotarle entro marzo&#8221;. penso a quelle povere borghesi del tennis club che fanno gli stessi discorsi senza tuttavia avere un Pollock nella stanza di fronte. Raushenberg mi è piaciuto più di tutti. Wharol è sempre un gioco. Pistoletto mi fa ridere. Picasso ha la stessa radice di Almodovar. Monet è straziante nel suo fluttuare. Scopro uno che si chiama Keinz che ha dei tratti mistici. E me ne vado mentre le fotografie di Richar Avedon mi benedicono dalle scale, bellissime.</p>
<p>Ci porta a casa un tassista muto.</p>
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		<title>Primo giorno a NY.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 16:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è il sole da un sacco di tempo. Da quando siamo partiti all&#8217;alba. diciotto ore dopo c&#8217;è ancora il sole. Le hostess della Delta Airlines sono vecchie di 60 anni e mi chiamano honey. Chiamano tutti così, nonc&#8217;è da farsi illusioni. Usciamo per mangiare quando finalmente riusciamo a toglierci gli occhiali da sole. un noodle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è il sole da un sacco di tempo. Da quando siamo partiti all&#8217;alba. diciotto ore dopo c&#8217;è ancora il sole. Le hostess della Delta Airlines sono vecchie di 60 anni e mi chiamano honey. Chiamano tutti così, nonc&#8217;è da farsi illusioni. Usciamo per mangiare quando finalmente riusciamo a toglierci gli occhiali da sole. un noodle bar. il posto sotto casa. il ristorante dove vai quando hai voglia di uscire senza uscire. tutti portano a casa quello che lasciano nel piatto. siamo nel village. nè village est nè village ovest. ci sono tavoli rotondi per tanti e tavoli piccolissimi per due. ci sono tutti e cinque i continenti. ci beviamo il drink mentre ci mangiamo l&#8217;anatra alla curcuma. dici acqua dici niente. attraversiamo l&#8217;undicesima. che si incrocia con la sesta e poi con la quinta. e poi con la quarta. prevedibile insomma, come una parola dopo un&#8217;altra parola. le sigarette costano dieci euro perche bloomberg è un ex fumatore che odia i fumatori ci spiega il ny times vecchio di un giorno lasciato davanti a una porta. (abitiamo in una strada alla carrie, proprio quelle con quattro scale e il ferrobattuto e difronte le case nelle finestre sono belle con un sacco di lampade accese e nel terrazzo di fronte palle colorate verdi gialli e rosse l&#8217;anarchia delle luci) mi addormento pensando che il bloody mary non mi è piaciuto affatto. mannaggia.</p>
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		<title>Buon Compleanno</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 14:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A New York ci sarà la neve. L&#8217;abbiamo vista al telegiornale, la neve sui grattacieli.  Di sicuro non avrai le scarpe adatte a camminare sulla neve e avrai un cappottino troppo leggero. Tenterai di scaldarti con una sigaretta mentre ti emozioni a strawberry fields e immagini come sarebbe vivere là. Sull&#8217;aero avevi forse immaginato che tutte le ragazze di NY fossero estrose e trendy come quelle quattro sciacquette di Sex and City, poi arrivata là hai scoperto che le pinze per i capelli sono un accessorio di uso comune. Oggi è il tuo compleanno e chissà come lo festeggerai. Forse soffiando su una candelina puntellata su un muffin o forse con molti pancake. Forse un po&#8217; avrai pianto perchè non c&#8217;è Pippo. Ma tanto tra poco si torna a casa e potrai raccontare a tutte quanto male si vestono le ragazze di NY. Ed eccoti lo spazio. Buon compleanno&#8230;</p>
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