Divulgazione da divano e appunti su frigorifero
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La festa di compleanno ai tempi di ruby

La festa di compleanno per i tre anni di Annarella la mamma l’ha organizzata allo Ytoys. Lo Ytoys sta di fronte alla fontana della piazza principale. dentro a un portone. C ha un corridoio stretto e lungo coi tappeti scadenti e ammuffiti. ai lati vetrine con dentro le barbie i cicciobello e le macchine telecomandate. poi ci sono i videogiochi. poi ci sta il bar con le patatine che traboccano i cornetti e le bibite gassate. e’tutto molto scuro tutto polveroso. un’altra madre mi ha chiesto di controllare il proprio figlio mentre andava a spostare la macchina, che c’erano i vigili in giro. c era anche un’animatrice alla festa di annarella. era sgraziata e per la maggior parte del tempo prendeva a calci il teletubbies ‘lala’, un metro e ottanta di peluche polveroso. ha organizzato un bel girotondo attorno a un tavolo da biliardo dove alcuni cinquantenni giocavano con la sigaretta in bocca e le catene d’oro al collo. poi i bambini sono andati a giocare nella casa delle palline. una struttura a tre piani dove una volta entrati non si sapeva piu niente del proprio figlio. si aspettava speranzosi di vederlo uscire prima o poi. verso le sei ce ne siamo andati. alle nove mi hanno chiamata. volevano il numero della mamma di giuseppe, che ancora non era ritornata dal parcheggio della macchina.

febbraio 1, 2011   3.564 Comments

Il leone.

Pioveva sabbia e cadeva terra. Tutto diventava fango. L’ultimo giorno della terra pareva, ore senza speranza, come vermi ci sentivamo tutti. Tra la fermata dell’Inps e Piazza del Plebiscito non ho visto nessuno che rideva. Nessuno che faceva una battuta scema, manco i camerieri dei bar. Era giornata dai pensieri tristi e a me che i pensieri tristi mi venivamo pure quando c’era il sole, pure quando dove ti voltavi vedevi capri in lontananza, a me mi pareva che ero fatto di pezza.
A Napoli sto mare consola troppo. Mi pare che uno scrittore una volta ha detto che Napoli continua ad avere il senso in questa apertura alare che abbraccia l’acqua, che se la stringe e se la porta a casa. Un affaccio continuo è questa città e noi stiamo sempre a guardare. Sempre questo facciamo, guardiamo.
Non tenevo niente da fare quella mattina. Non tenevo un lavoro, non tenevo famiglia, non tenevo i figli. Non tenevo da accompagnare un amico, mia madre non mi aveva chiesto nemmeno di fare la spesa. Non tenevo voglia di passeggiare sul porto, non mi volevo bere nessun caffè. Mentre facevo l’elenco delle cose che non avevo voglia di fare, e siccome erano tante, ero arrivato sotto al San Carlo. Come stava mortificato con le impalcature addosso il San Carlo, coi mezzi sotto a piedi, coi motorini che gli urlavano in faccia, sto palazzo stava piegato dal dispiacere. Sto palazzo votato all’arte io l’ho visto che piangeva. Ve lo giuro su mia madre, ho visto il San Carlo che piangeva.
Mi sono appoggiato alla statua che sta in questo salotto buono che è Piazza Plebiscito, dove la trovi sempre una sorsata di magnificienza. Lo spazio si allarga il cuore si fa regale, l’angustia dei vicoli è solo un ricordo raccontato. Ci sta il pianoforte del bar i gabbiani e ste colonne che ti sostengono il cuore. Poi stavo scomodo e ho pensato mo salgo un poco piu su, mi metto ncuoll o leon. Poi un altro pò. Si stava bene sulla testa del leone. Si stava alto. Il San Carlo dall’alto non faceva più pena. A destra ci stava il mare. Sentivo l’odore di un ristorante di sopra la salita. La gente mi pareva che ballava. Loro non sfottevano a me e io non sfottevo a loro. Solo qualcuno ogni tanto mi chiedeva perchè stavo qua sopra da due giorni e da due notti. Però io non rispondevo. Perchè ti pigliano per pazzo se spieghi quello che tutti sanno. Che sulla faccia della terra si sta male. Eppure ci vogliamo stare.

maggio 6, 2010   2.970 Comments

Qualcuno ci doveva avvertire

Giulia ha lavorato nell’ultimo anno in quattro uffici stampa. Lina invece è indecisa. Le hanno offerto un posto di ricercatrice dall’altra parte del mondo, vicino a una città che nessuno conosce nel cuore più depresso di un’America sterminata. Tiziana, dopo una breve esperienza da commessa, si avvia a fare un master in non si sa bene cosa dopo un dottorato sull’urbanistica post bellica di Belgrado. Dopo cinque anni il progetto sull’informazione libera che impegnava Roberto non verrà più finanziato. Gina, mentre era in nero, ha scritto di lavoro precario per quattro anni in un giornale comunista poi hanno assunto l’amica del direttore. Francesco pure se è ingegnere non si vuole muovere dalla sua città e allora si è messo sotto con un concorso per diplomati. La sua donna, dopo un fichissimo dottorato in antropologia, tenta la carta del corso concorso di formazione per un profilo professionale di cui ancora non ha compreso i contorni. Gennaro ha passato l’ultimo anno in giro per l’Italia a cercare un posto nell’Universita. Ovunque la stessa storia: passava lo scritto ma veniva bocciato all’orale. Nello per lavorare deve sottostare ai voleri dell’azienda che lo possono mandare anche per tre mesi di fila nel cuore dell’Asia senza aumentargli lo stipendio di mille euro e senza dargli il permesso di tornare nemmeno per il compleanno del figlio. Daniele è a Londra, Alessandro in Spagna. La sua fidanzata lo raggiungerà presto, giusto il tempo di licenziarsi dall’attuale impiego, 600 euro per nove ore al giorno, tutti i giorni. Simone che ama leggere e non cede ai compromessi insegna in un liceo privato per cinque euro al giorno. Marco è disoccupato da due anni, in cui ha partorito una cosa come una quarantina di progetti. Serena ha vinto un concorso al Ministero ma poi hanno congelato le graduatorie perché non ci sono soldi e hanno cominciato ad assumere dalle agenzie interinali. Manuele fa l’addetto stampa e soffre per lo stress da elezioni perchè deve sperare che l’elettorato gli riconfermi il posto. Matteo si finanzia i viaggi per scrivere i libri. Non ne può più di vendere i pezzi ai giornali che lo trattano nella stessa brutale maniera in cui vengono allontanati i venditori ambulanti di rose. Anna dopo aver lavorato sette anni all’Unicef è tornata in Italia per crescere la figlia assieme al marito. Ed è finita in un ente pubblico dove la utilizzano per rispondere alle associazioni dei consumatori.

marzo 29, 2010   1.866 Comments

Il pullman delle 6 e 45.

Mannaggia a Saviano. Mi ha rovinato la vita a me Saviano.

Ogni mattina mi alzo presto alle sei e mezzo, massimo sette meno un quarto, sto già alla fermata del pullman. Stanno le solite facce, non sono più felici di me. Vanno a fare lavori che non gli piacciono e tornano a casa che è gia sera e tengono solo voglia di dormire. Però almeno tengono le ferie. Io no, non tengo ferie e non tengo malattia. E a Secondigliano ci devo andare tutti i santi giorni. E’ questa la droga. Non tengo scelta.
Siccome non voglio problemi ogni mese cerco pure di alzarmi i soldi per pagara l’abbonamento, sennò mi fanno storie e non me lo posso permettere di intossicarmi pure la mattina.
Arrivati a Napoli scendo alla fermata più fetente, quella che sta sotto all’Inps. E’solo li che la vita inizia ad avere dei rumori, perchè nel pullman nessuno parla, manco stessero andando a un funerale. Io invece che ogni mattina vado al mio di funerale, io parlerei sempre. Tengo voglia di parlare, almeno all’andata.
Quando trovo i miei colleghi l’argomento è uno solo: Saviano. Perchè a noi Saviano ci ha inguiati. Da quando è uscito il suo libro, Camorra, a Secondigliano non si e’capito più niente. Prima eravamo i soliti. ci conoscevamo tutti. Ci pigliavamo persino il caffè insieme prima di andarci a comprare la roba. Mo è un putiferio. vengono da tutte le parti di Italia. Ci sta uno che da Bergamo viene ogni settimana. Certi dal Molise ogni due giorni. Per trovare la roba buona devi svegliarti all’alba, prima che l’ingegno di sti quattro stronzi addiventi un taglio dopo l’altro, fino a che poi ti vendono la fetenzia della fetenzia. E allora è capace pure che ti intronisci talmente che non riesci nemmeno a prendere il pullman delle cinque meno un quarto la sera. Che tra tutti gli autobùs è veramente il peggiore. Stamm 50 in piedi e 60 seduti. E nemmeno allora nessuno dice una parola.

marzo 17, 2010   1.937 Comments

poesia e lettera insieme

Qua piove a scatafunno
e stamattina due ore in una fetente di sita
ieri sera bagno di folla per de luca al cinema alambra
dicono i giornali
a me mi interessa solo che stasera viene da me a mangiare la pizza daniela
così parliamo dei fatti nostri

marzo 9, 2010   2.771 Comments

Last day in Ny.

I dragoni. La partita del Napoli. Orgoglio vegan.

 

Ho avuto il mio secondo capodanno proprio il giorno del mio compleanno. Compilo liste mentali di buoni propositi per tutto il tragitto che dal Village ci porta a Chinatown, passando per la bella e unn pò finta Soho e i locali coi nomi del sud di un piccolo pezzo di Little Italy. Arriviamo che stanno uscendo due dragoni si muovono ipnoticamente i bambini buttano coriandoli e indossano maschere indecifrabili tutte le famiglie col vestito buono ai confini delle strade mentre le scale antincendio augurano happy new yesr coi neon lampeggianti c’è confusione le strade bloccate al traffico sfrigolii di Cina nei ristoranti anatre appese a caramellare alla fine già che ci siamo scendiamo fino al ponte per mandare saluti e baci al quartiere di Williamsburg il posto del momento quello da cui vengono le band del momento (MGMT) quello dove domani ci sarà il concerto degli Editors e ieri c’è stato quello dei Gorillaz  professo  il mio amore per quel libro che mi è piaciuto così tanto, Follie di Brooklyn, e nomino Paul Auster mio marito per il resto del pomeriggio. 

Al Nevada bar ci vanno tutti gli studenti stranieri un sacco di partite in contemporanea subito nasce la strana amicizia con gli spagnoli e brindiamo assieme al senso di monopolio e superiorità del mondo del calcio partorito per  unire i fratelli europei che per varie ragioni pascolano nella barbara terra del baseball ci sono le birre il tifo c’è un sacco di gente ci divertiamo siamo in una bella via persino i manifesti pubblicitari sono belli sono in bianco e nero è l’ultimo giorno giriamo già esuli torniamo sui passi che abbiamo amato di più il circolo scacchi vicino Washington square mangiamo vegan crocchette di soia in un locale gay attraversiamo la via di ogni mattina e il giornalaio mi riconosce dalle vetrine.

 

febbraio 22, 2010   1.743 Comments

Buon Compleanno

A New York ci sarà la neve. L’abbiamo vista al telegiornale, la neve sui grattacieli.  Di sicuro non avrai le scarpe adatte a camminare sulla neve e avrai un cappottino troppo leggero. Tenterai di scaldarti con una sigaretta mentre ti emozioni a strawberry fields e immagini come sarebbe vivere là. Sull’aero avevi forse immaginato che tutte le ragazze di NY fossero estrose e trendy come quelle quattro sciacquette di Sex and City, poi arrivata là hai scoperto che le pinze per i capelli sono un accessorio di uso comune. Oggi è il tuo compleanno e chissà come lo festeggerai. Forse soffiando su una candelina puntellata su un muffin o forse con molti pancake. Forse un po’ avrai pianto perchè non c’è Pippo. Ma tanto tra poco si torna a casa e potrai raccontare a tutte quanto male si vestono le ragazze di NY. Ed eccoti lo spazio. Buon compleanno…

febbraio 12, 2010   3.746 Comments