Divulgazione da divano e appunti su frigorifero
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Posts from — maggio 2010

Il leone.

Pioveva sabbia e cadeva terra. Tutto diventava fango. L’ultimo giorno della terra pareva, ore senza speranza, come vermi ci sentivamo tutti. Tra la fermata dell’Inps e Piazza del Plebiscito non ho visto nessuno che rideva. Nessuno che faceva una battuta scema, manco i camerieri dei bar. Era giornata dai pensieri tristi e a me che i pensieri tristi mi venivamo pure quando c’era il sole, pure quando dove ti voltavi vedevi capri in lontananza, a me mi pareva che ero fatto di pezza.
A Napoli sto mare consola troppo. Mi pare che uno scrittore una volta ha detto che Napoli continua ad avere il senso in questa apertura alare che abbraccia l’acqua, che se la stringe e se la porta a casa. Un affaccio continuo è questa città e noi stiamo sempre a guardare. Sempre questo facciamo, guardiamo.
Non tenevo niente da fare quella mattina. Non tenevo un lavoro, non tenevo famiglia, non tenevo i figli. Non tenevo da accompagnare un amico, mia madre non mi aveva chiesto nemmeno di fare la spesa. Non tenevo voglia di passeggiare sul porto, non mi volevo bere nessun caffè. Mentre facevo l’elenco delle cose che non avevo voglia di fare, e siccome erano tante, ero arrivato sotto al San Carlo. Come stava mortificato con le impalcature addosso il San Carlo, coi mezzi sotto a piedi, coi motorini che gli urlavano in faccia, sto palazzo stava piegato dal dispiacere. Sto palazzo votato all’arte io l’ho visto che piangeva. Ve lo giuro su mia madre, ho visto il San Carlo che piangeva.
Mi sono appoggiato alla statua che sta in questo salotto buono che è Piazza Plebiscito, dove la trovi sempre una sorsata di magnificienza. Lo spazio si allarga il cuore si fa regale, l’angustia dei vicoli è solo un ricordo raccontato. Ci sta il pianoforte del bar i gabbiani e ste colonne che ti sostengono il cuore. Poi stavo scomodo e ho pensato mo salgo un poco piu su, mi metto ncuoll o leon. Poi un altro pò. Si stava bene sulla testa del leone. Si stava alto. Il San Carlo dall’alto non faceva più pena. A destra ci stava il mare. Sentivo l’odore di un ristorante di sopra la salita. La gente mi pareva che ballava. Loro non sfottevano a me e io non sfottevo a loro. Solo qualcuno ogni tanto mi chiedeva perchè stavo qua sopra da due giorni e da due notti. Però io non rispondevo. Perchè ti pigliano per pazzo se spieghi quello che tutti sanno. Che sulla faccia della terra si sta male. Eppure ci vogliamo stare.

maggio 6, 2010   2.970 Comments