Divulgazione da divano e appunti su frigorifero
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Posts from — marzo 2010

Qualcuno ci doveva avvertire

Giulia ha lavorato nell’ultimo anno in quattro uffici stampa. Lina invece è indecisa. Le hanno offerto un posto di ricercatrice dall’altra parte del mondo, vicino a una città che nessuno conosce nel cuore più depresso di un’America sterminata. Tiziana, dopo una breve esperienza da commessa, si avvia a fare un master in non si sa bene cosa dopo un dottorato sull’urbanistica post bellica di Belgrado. Dopo cinque anni il progetto sull’informazione libera che impegnava Roberto non verrà più finanziato. Gina, mentre era in nero, ha scritto di lavoro precario per quattro anni in un giornale comunista poi hanno assunto l’amica del direttore. Francesco pure se è ingegnere non si vuole muovere dalla sua città e allora si è messo sotto con un concorso per diplomati. La sua donna, dopo un fichissimo dottorato in antropologia, tenta la carta del corso concorso di formazione per un profilo professionale di cui ancora non ha compreso i contorni. Gennaro ha passato l’ultimo anno in giro per l’Italia a cercare un posto nell’Universita. Ovunque la stessa storia: passava lo scritto ma veniva bocciato all’orale. Nello per lavorare deve sottostare ai voleri dell’azienda che lo possono mandare anche per tre mesi di fila nel cuore dell’Asia senza aumentargli lo stipendio di mille euro e senza dargli il permesso di tornare nemmeno per il compleanno del figlio. Daniele è a Londra, Alessandro in Spagna. La sua fidanzata lo raggiungerà presto, giusto il tempo di licenziarsi dall’attuale impiego, 600 euro per nove ore al giorno, tutti i giorni. Simone che ama leggere e non cede ai compromessi insegna in un liceo privato per cinque euro al giorno. Marco è disoccupato da due anni, in cui ha partorito una cosa come una quarantina di progetti. Serena ha vinto un concorso al Ministero ma poi hanno congelato le graduatorie perché non ci sono soldi e hanno cominciato ad assumere dalle agenzie interinali. Manuele fa l’addetto stampa e soffre per lo stress da elezioni perchè deve sperare che l’elettorato gli riconfermi il posto. Matteo si finanzia i viaggi per scrivere i libri. Non ne può più di vendere i pezzi ai giornali che lo trattano nella stessa brutale maniera in cui vengono allontanati i venditori ambulanti di rose. Anna dopo aver lavorato sette anni all’Unicef è tornata in Italia per crescere la figlia assieme al marito. Ed è finita in un ente pubblico dove la utilizzano per rispondere alle associazioni dei consumatori.

marzo 29, 2010   1.866 Comments

Il pullman delle 6 e 45.

Mannaggia a Saviano. Mi ha rovinato la vita a me Saviano.

Ogni mattina mi alzo presto alle sei e mezzo, massimo sette meno un quarto, sto già alla fermata del pullman. Stanno le solite facce, non sono più felici di me. Vanno a fare lavori che non gli piacciono e tornano a casa che è gia sera e tengono solo voglia di dormire. Però almeno tengono le ferie. Io no, non tengo ferie e non tengo malattia. E a Secondigliano ci devo andare tutti i santi giorni. E’ questa la droga. Non tengo scelta.
Siccome non voglio problemi ogni mese cerco pure di alzarmi i soldi per pagara l’abbonamento, sennò mi fanno storie e non me lo posso permettere di intossicarmi pure la mattina.
Arrivati a Napoli scendo alla fermata più fetente, quella che sta sotto all’Inps. E’solo li che la vita inizia ad avere dei rumori, perchè nel pullman nessuno parla, manco stessero andando a un funerale. Io invece che ogni mattina vado al mio di funerale, io parlerei sempre. Tengo voglia di parlare, almeno all’andata.
Quando trovo i miei colleghi l’argomento è uno solo: Saviano. Perchè a noi Saviano ci ha inguiati. Da quando è uscito il suo libro, Camorra, a Secondigliano non si e’capito più niente. Prima eravamo i soliti. ci conoscevamo tutti. Ci pigliavamo persino il caffè insieme prima di andarci a comprare la roba. Mo è un putiferio. vengono da tutte le parti di Italia. Ci sta uno che da Bergamo viene ogni settimana. Certi dal Molise ogni due giorni. Per trovare la roba buona devi svegliarti all’alba, prima che l’ingegno di sti quattro stronzi addiventi un taglio dopo l’altro, fino a che poi ti vendono la fetenzia della fetenzia. E allora è capace pure che ti intronisci talmente che non riesci nemmeno a prendere il pullman delle cinque meno un quarto la sera. Che tra tutti gli autobùs è veramente il peggiore. Stamm 50 in piedi e 60 seduti. E nemmeno allora nessuno dice una parola.

marzo 17, 2010   1.937 Comments

poesia e lettera insieme

Qua piove a scatafunno
e stamattina due ore in una fetente di sita
ieri sera bagno di folla per de luca al cinema alambra
dicono i giornali
a me mi interessa solo che stasera viene da me a mangiare la pizza daniela
così parliamo dei fatti nostri

marzo 9, 2010   2.771 Comments