Divulgazione da divano e appunti su frigorifero

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Il leone.

Pioveva sabbia e cadeva terra. Tutto diventava fango. L’ultimo giorno della terra pareva, ore senza speranza, come vermi ci sentivamo tutti. Tra la fermata dell’Inps e Piazza del Plebiscito non ho visto nessuno che rideva. Nessuno che faceva una battuta scema, manco i camerieri dei bar. Era giornata dai pensieri tristi e a me che i pensieri tristi mi venivamo pure quando c’era il sole, pure quando dove ti voltavi vedevi capri in lontananza, a me mi pareva che ero fatto di pezza.
A Napoli sto mare consola troppo. Mi pare che uno scrittore una volta ha detto che Napoli continua ad avere il senso in questa apertura alare che abbraccia l’acqua, che se la stringe e se la porta a casa. Un affaccio continuo è questa città e noi stiamo sempre a guardare. Sempre questo facciamo, guardiamo.
Non tenevo niente da fare quella mattina. Non tenevo un lavoro, non tenevo famiglia, non tenevo i figli. Non tenevo da accompagnare un amico, mia madre non mi aveva chiesto nemmeno di fare la spesa. Non tenevo voglia di passeggiare sul porto, non mi volevo bere nessun caffè. Mentre facevo l’elenco delle cose che non avevo voglia di fare, e siccome erano tante, ero arrivato sotto al San Carlo. Come stava mortificato con le impalcature addosso il San Carlo, coi mezzi sotto a piedi, coi motorini che gli urlavano in faccia, sto palazzo stava piegato dal dispiacere. Sto palazzo votato all’arte io l’ho visto che piangeva. Ve lo giuro su mia madre, ho visto il San Carlo che piangeva.
Mi sono appoggiato alla statua che sta in questo salotto buono che è Piazza Plebiscito, dove la trovi sempre una sorsata di magnificienza. Lo spazio si allarga il cuore si fa regale, l’angustia dei vicoli è solo un ricordo raccontato. Ci sta il pianoforte del bar i gabbiani e ste colonne che ti sostengono il cuore. Poi stavo scomodo e ho pensato mo salgo un poco piu su, mi metto ncuoll o leon. Poi un altro pò. Si stava bene sulla testa del leone. Si stava alto. Il San Carlo dall’alto non faceva più pena. A destra ci stava il mare. Sentivo l’odore di un ristorante di sopra la salita. La gente mi pareva che ballava. Loro non sfottevano a me e io non sfottevo a loro. Solo qualcuno ogni tanto mi chiedeva perchè stavo qua sopra da due giorni e da due notti. Però io non rispondevo. Perchè ti pigliano per pazzo se spieghi quello che tutti sanno. Che sulla faccia della terra si sta male. Eppure ci vogliamo stare.

maggio 6, 2010   6 Comments

there’s a lot of love around

Ieri, mentre ero al lavoro, è passata da casa mia la signora Anna Maria. Collega operaia di mia nonna, ci ospitava in lunghi giugni in una sua casa al mare. Ricordo il barattolo di cannella in cucina. Certe maioliche anni 60. Ricordo i vicini. La bacinella con l’acqua messa al sole a riscaldare per una doccia al ritorno. Ricordo il pallone, il borotalco in quel liberty barattolo verde. Ricordo che avevo i capelli ricci e corti. Ieri la signora Anna Maria è passata a trovare Gaetano, cui ha regalato una pecora di stoffa. Per me ha lasciato un copricostume, con la speranza di un altro giugno insieme, “perchè il mare fa bene al bambino”. E mi ha lasciato la torta alla cannella.

Sempre ieri io e pippo siamo andati al corso di ceramica mamme bambini. Eravamo in una stanza piena di sole. con i giochi che ci benedicevano dagli scaffali. E mentre facevamo i nostri colombini di creta, mentre arrotolavamo, mentre dipingevamo con gli altri era tutto buono. “Mi passi il blu?” “Si, certo. E’bellissimo il vostro vaso”. E io e Gaetano arrotolavamo, aspettavamo che asciugasse, pensavamo a quale fiore mettere nel vaso appena pronto. Poi mano nella mano siamo andati a comprare un gelato rosa e verde.

Il mio collega di stanza, quando sono depressa per un lavoro a volte tanto insensato, mi offre una gomma. Io, quando lui è triste, gli compro un cioccolattino. Carlo mi infila ogni mattina della frutta nella borsa e, qualche volta, mi prepara il caffè. Per farmi contenta, in macchina, mette la canzone che mi piace anche quattro volte di seguito. Martedì ho sentito Alex Zanotelli che mi ha detto come prima cosa “guai se mi lamento”. Grazie a lui sei migranti sono stati strappati a un disumano rimpatrio.

In terza pagina su Repubblica ho letto che Bossi jr quest’anno non tiferà l’Ialia ai mondiali di calcio. Ma non mi sono arrabbiata per l’insensatezza della notiza e non mi sono arrabbiata al pensiero che Bossi jr diventerà una figura di spicco di questo paese. There’s a lot of love around.

aprile 21, 2010   8 Comments

Io, Vivienne e i Pistols

Tattiche sovversive per la mobilità sociale, ho portato i più ignoranti ragazzi di strada sul tetto del mondo, li ho fatti sfilare sulle passerelle dei salotti cittadini.

Io, Vivienne e i Pistols eravamo il vertice di un cuneo che si è infilato nel cuore dell’establishment e lo ha spaccato in quattro, dando la possibilità al resto dell’enorme triangolo alle nostre spalle di infilarsi nelle vene della buona società come veleno.

Da Carmilla, Malcom McLaren è morto

aprile 15, 2010   No Comments

Che c’è di nuovo

Di nuovo c’è che ho visto dopo un sacco di anni la figlia di un mio amico andava in terza media ora in terza liceo è una ragazza bella e giusta e allora ho pensato che ad essere puri si guadagna almeno di tenere la figlia così invece di una con le meches e gli stivali con la zeppa di nuovo c’è che tengo i ckahra ostruiti e istruiti me l ha detto un prete che tutti dicono che non è un buon prete e invece è il migliore di nuovo c’è che hanno ricominciato a sparare i botti da montecastello quindi ho capito che il capo tromboniere dice agli sbandieratori ‘ragazzi tenete in mano fino a pasqua’ di nuovo ho visto basilio con la barba ho presentato una scrittrice che mi è piaciuta molto di nuovo ho scoperto la mia vecchia passione per gli esseri umani mi piace incontrarli parlare con loro fare le cose assieme di nuovo c’è che gaetano quando si arrabbia dice PROCA MISERIA e insieme abbiamo detto PROCA MISERIA ieri che è venuto a piovere mentre eravamo in giro con la giacca leggera e le scarpe già estive di nuovo c’è che mi sono di nuovo arrabbiata con il mio ex giornale quattro anni a scrivere gli articoli sul precariato mentre ero in nero e poi assumono l’amica del direttore di nuovo c’è che se potessi scegliere passerei le giornate a leggere a piantare le piante e a nuotare di nuovo c’è che i vecchi amici sono sempre i migliori

aprile 12, 2010   1 Comment

Qualcuno ci doveva avvertire

Giulia ha lavorato nell’ultimo anno in quattro uffici stampa. Lina invece è indecisa. Le hanno offerto un posto di ricercatrice dall’altra parte del mondo, vicino a una città che nessuno conosce nel cuore più depresso di un’America sterminata. Tiziana, dopo una breve esperienza da commessa, si avvia a fare un master in non si sa bene cosa dopo un dottorato sull’urbanistica post bellica di Belgrado. Dopo cinque anni il progetto sull’informazione libera che impegnava Roberto non verrà più finanziato. Gina, mentre era in nero, ha scritto di lavoro precario per quattro anni in un giornale comunista poi hanno assunto l’amica del direttore. Francesco pure se è ingegnere non si vuole muovere dalla sua città e allora si è messo sotto con un concorso per diplomati. La sua donna, dopo un fichissimo dottorato in antropologia, tenta la carta del corso concorso di formazione per un profilo professionale di cui ancora non ha compreso i contorni. Gennaro ha passato l’ultimo anno in giro per l’Italia a cercare un posto nell’Universita. Ovunque la stessa storia: passava lo scritto ma veniva bocciato all’orale. Nello per lavorare deve sottostare ai voleri dell’azienda che lo possono mandare anche per tre mesi di fila nel cuore dell’Asia senza aumentargli lo stipendio di mille euro e senza dargli il permesso di tornare nemmeno per il compleanno del figlio. Daniele è a Londra, Alessandro in Spagna. La sua fidanzata lo raggiungerà presto, giusto il tempo di licenziarsi dall’attuale impiego, 600 euro per nove ore al giorno, tutti i giorni. Simone che ama leggere e non cede ai compromessi insegna in un liceo privato per cinque euro al giorno. Marco è disoccupato da due anni, in cui ha partorito una cosa come una quarantina di progetti. Serena ha vinto un concorso al Ministero ma poi hanno congelato le graduatorie perché non ci sono soldi e hanno cominciato ad assumere dalle agenzie interinali. Manuele fa l’addetto stampa e soffre per lo stress da elezioni perchè deve sperare che l’elettorato gli riconfermi il posto. Matteo si finanzia i viaggi per scrivere i libri. Non ne può più di vendere i pezzi ai giornali che lo trattano nella stessa brutale maniera in cui vengono allontanati i venditori ambulanti di rose. Anna dopo aver lavorato sette anni all’Unicef è tornata in Italia per crescere la figlia assieme al marito. Ed è finita in un ente pubblico dove la utilizzano per rispondere alle associazioni dei consumatori.

marzo 29, 2010   3 Comments

Il pullman delle 6 e 45.

Mannaggia a Saviano. Mi ha rovinato la vita a me Saviano.

Ogni mattina mi alzo presto alle sei e mezzo, massimo sette meno un quarto, sto già alla fermata del pullman. Stanno le solite facce, non sono più felici di me. Vanno a fare lavori che non gli piacciono e tornano a casa che è gia sera e tengono solo voglia di dormire. Però almeno tengono le ferie. Io no, non tengo ferie e non tengo malattia. E a Secondigliano ci devo andare tutti i santi giorni. E’ questa la droga. Non tengo scelta.
Siccome non voglio problemi ogni mese cerco pure di alzarmi i soldi per pagara l’abbonamento, sennò mi fanno storie e non me lo posso permettere di intossicarmi pure la mattina.
Arrivati a Napoli scendo alla fermata più fetente, quella che sta sotto all’Inps. E’solo li che la vita inizia ad avere dei rumori, perchè nel pullman nessuno parla, manco stessero andando a un funerale. Io invece che ogni mattina vado al mio di funerale, io parlerei sempre. Tengo voglia di parlare, almeno all’andata.
Quando trovo i miei colleghi l’argomento è uno solo: Saviano. Perchè a noi Saviano ci ha inguiati. Da quando è uscito il suo libro, Camorra, a Secondigliano non si e’capito più niente. Prima eravamo i soliti. ci conoscevamo tutti. Ci pigliavamo persino il caffè insieme prima di andarci a comprare la roba. Mo è un putiferio. vengono da tutte le parti di Italia. Ci sta uno che da Bergamo viene ogni settimana. Certi dal Molise ogni due giorni. Per trovare la roba buona devi svegliarti all’alba, prima che l’ingegno di sti quattro stronzi addiventi un taglio dopo l’altro, fino a che poi ti vendono la fetenzia della fetenzia. E allora è capace pure che ti intronisci talmente che non riesci nemmeno a prendere il pullman delle cinque meno un quarto la sera. Che tra tutti gli autobùs è veramente il peggiore. Stamm 50 in piedi e 60 seduti. E nemmeno allora nessuno dice una parola.

marzo 17, 2010   2 Comments

sunday morning

sunday morning sole e uccellini cornetti e giornali cornetto e caffè dire amare baciare
ieri la presentazione dell’ultimo libro di andrej longo ‘chi ha ucciso sarah?’ un centinaio di pagine rilegate bordeau tre ore e mezzo di letture quelle che dici dovrei dormire e continuano le pagine sotto gli occhi
lui mi e piaciuto assai perche è curioso scrive per esigenza e si interessa assai degli uomini
anche io sono socievole perche mi interessano le storie parlare e bere cosa e successo a chi quella donna che hai incontrato l altra sera al bar cosa mangi la mattina dove dormi la sera cosa facevi da bambino se ti dicevano resta con tua nonna
la cosa che mi e piaciuta più di tutte è che ha parlato di un problema che è mio da alcuni mesi ormai ne parlo con gli amici ma mi fraintendono non capiscono e allora lascio stare e cosi mentre sto in piedi sento lui che e’ tipo un folletto di periferia dire che praticamente orami non si parla piu di niente si discorre seguendo dei canovacci e te ne accorgi quando, chiedendo per esempio un favore che rompe la monotonia dei riti sociali, l altro resta interdetto non sa cosa rispondere ha paura. ecco ha paura perche ormai si vive cercendo di difendersi e questo significa che rinunci allo scambio all’apertura in nome di non si sa bene quale privilegio da difendere e tra i vicini ‘ormai nessuno ti chiede più le uova per paura che un giorno gli domanderai qualcosa in cambio’
ecco gente. stiamo messi cosi. magari pensiamoci quando andiamo a votare gli sceriffi.

marzo 14, 2010   3 Comments

poesia e lettera insieme

Qua piove a scatafunno
e stamattina due ore in una fetente di sita
ieri sera bagno di folla per de luca al cinema alambra
dicono i giornali
a me mi interessa solo che stasera viene da me a mangiare la pizza daniela
così parliamo dei fatti nostri

marzo 9, 2010   2 Comments

la depressione come diritto.

Stamattina mi sembra che Berlusconi ci sia da sempre qui e ci sta dovunque. Ha avuto diversi nomi è stato peggio ed è stato meglio. Ma la tendenza di fondo, l’etica e l’estetica che hanno guidato lo sviluppo del meridione sono sempre stati marci come questa autostrada con i cartelli dei lavori in corso da quando sono nata come l’immondizia accumulata ai lati delle strade il traffico una macchina per ogni persona i pullman sempre troppo pieni i treni sempre in ritardo nessuna qualità della vita nessuna possibilità un sistema globale con gente triste ogni mattina che va a spendere la vita nei lavori più inutili l’impossibilità di dire regaliamo del tempo alle persone che non stiano a marcire in questi fetenti di uffici mentre schiattano di noia e inutilità e i figli intanto li tengono i nonni e il mare intanto sta là ad aspettare Berlusconi sta in questo sistema fatto di cose illogiche fatto sempre del meno peggio e vai a votare a rutelli che fa meno schifo di schifani e vai a votare a di pietro che non parla manco l’italiano senno ci troviamo a dell’utri io mi sento soffocare non ne parliamo quanto mi sento oppressa a queste elezioni regionali fatte di muscoli e forza e manco un accenno di poesia di un mondo meno banale meno schifoso di questo e gli scandali sugli scandali la corruzione che rispetto a questa i signori di tangentopoli erano gente che mi andrei pure a prendere un caffè in giro non ci stanno parole buone tra le persone solo tiritere di cose già sentite di lamentele senza fine perché il problema grande forte e insormontabile è che l uomo si abitua a tutto in base a un istinto di sopravvivenza che sta diventando una forma di suicidio collettivo lento e putrescente. certe volte la depressione è un diritto.

marzo 1, 2010   10 Comments

Last day in Ny.

I dragoni. La partita del Napoli. Orgoglio vegan.

 

Ho avuto il mio secondo capodanno proprio il giorno del mio compleanno. Compilo liste mentali di buoni propositi per tutto il tragitto che dal Village ci porta a Chinatown, passando per la bella e unn pò finta Soho e i locali coi nomi del sud di un piccolo pezzo di Little Italy. Arriviamo che stanno uscendo due dragoni si muovono ipnoticamente i bambini buttano coriandoli e indossano maschere indecifrabili tutte le famiglie col vestito buono ai confini delle strade mentre le scale antincendio augurano happy new yesr coi neon lampeggianti c’è confusione le strade bloccate al traffico sfrigolii di Cina nei ristoranti anatre appese a caramellare alla fine già che ci siamo scendiamo fino al ponte per mandare saluti e baci al quartiere di Williamsburg il posto del momento quello da cui vengono le band del momento (MGMT) quello dove domani ci sarà il concerto degli Editors e ieri c’è stato quello dei Gorillaz  professo  il mio amore per quel libro che mi è piaciuto così tanto, Follie di Brooklyn, e nomino Paul Auster mio marito per il resto del pomeriggio. 

Al Nevada bar ci vanno tutti gli studenti stranieri un sacco di partite in contemporanea subito nasce la strana amicizia con gli spagnoli e brindiamo assieme al senso di monopolio e superiorità del mondo del calcio partorito per  unire i fratelli europei che per varie ragioni pascolano nella barbara terra del baseball ci sono le birre il tifo c’è un sacco di gente ci divertiamo siamo in una bella via persino i manifesti pubblicitari sono belli sono in bianco e nero è l’ultimo giorno giriamo già esuli torniamo sui passi che abbiamo amato di più il circolo scacchi vicino Washington square mangiamo vegan crocchette di soia in un locale gay attraversiamo la via di ogni mattina e il giornalaio mi riconosce dalle vetrine.

 

febbraio 22, 2010   1 Comment